Il più grave problema europeo: la Stupidità, di Maurizio Blondet

Qualche giorno fa una serie di incendi ha incenerito l’affollato campo-profughi  dell’isola di Lesbo.  Incendi dolosi, appiccati  dagli ospiti. Pare che all’origine ci sia stata una rissa  fra negri dell’Africa e Afghani, che non si sopportano.

Ora, in Europa  si sono sviluppate conoscenze sulle particolarità delle culture “altre”.  Molte di queste conoscenze si sono sviluppate durante l’epoca del colonialismo: gli inglesi impararono a loro spese che era meglio non dare cartucce unte di grasso di maiale ai Sepoi, la truppa locale  musulmana, sikh e indù: tre gruppi che si detestano a forza, ma hanno in comune l’aborrire il porco.   Queste conoscenze   degli usi e costumi specifici di tribù, popoli, etnie e religioni hanno dato luogo a scienze, come l’etnologia e l’antropologia culturale, di cui esistono  anche cattedre universitarie.

Ma le ONG e i “volontari” che fanno “accoglienza ai profughi” non hanno bisogno di queste conoscenze.  Essi  sanno di rappresentare la Bontà, la  quale come dice papa Francesco, basta e avanza a tutto. Hanno supposto che negri e afghani potessero vivere nello steso affollatissimo accampamento – dove la Germania li ha abbandonati in mani ai greci   che la Germania ha ridotto in miseria – d’amore e d’accordo. Grati di essere stati “accolti”, alloggiati e nutriti.

Il campo di Lesbo, prima degli incendi

Il campo di Lesbo, prima degli incendi

Hanno un’immagine paradisiaca  di questi giovanotti che “cercano una vita migliore” e “fuggono dalla guerra” e dai “loro dittatori”. Un’immagine che esula del tutto dalle conoscenze etnologiche – il Bene non ne ha bisogno, basta il Cuore.  L’ipotesi che dei negri nutrano un feroce razzismo addirittura fra negri, e altrettanto gli afghani che un negro al loro paese non l’hanno mai visto, è stata dalle ONG e “volontari” (stipendiati, magari da Soros) esclusa:   quelle sono “le  vittime”, dunque sono “buoni”. I “cattivi” sono “i razzisti di Alba Dorata” che a Lesbo protestano (e qualche volta picchiano) uno o due “volontari”.

Magari hanno persino pensato che la religione islamica unisse i negri musulmani e gli afghani, e dovesse facilitare  quella che chiamano “l’integrazione” reciproca.  Esiste infatti la solida convinzione – in quest’Europa della insipienza e inconoscenza –   che l’Islam sia una sola religione in Africa come in Afghanistan o in Siria, e che sia tutta e solo wahabita. Insomma suppongono nell’Islam la stessa natura del Cristianesimo-standard ( generico) che vedono in Europa, dove per esempio gli appelli alla “fratellanza”  e alla “misericordia”  universale hanno una qualche eco – almeno nel senso di colpa collettivo.  Ma  un antropologo culturale li avrebbe avvertiti che  l’Islam praticato in Africa non solo non è la medesima religione praticata in Afghanistan; in tutte le  sue versioni etnologiche, esso non nutre sensi di colpa  per la mancanza di “misericordia” verso stranieri che 1) parlano  lingue sconosciute, 2) sono ‘bianchi’ (per i negri tali sono gli afghani, siriani, mediorientali comunque), o 3) sono”negri” (per gli afghani),  ossia per natura e cultura, “schiavi”: tale è il posto che storicamente loro spetta nella società wahabita,  o orientale in genere.

Del resto, pensate se avessero seguito il suggerimento dell’ipotetico antropologo culturale, e avessero separato i  negri dai medio orientali.  Orrore!  Discriminazione razziale!   I telegiornali avrebbero mandato gli inviati a Lesbo per denunciare lo scandalo, la intollerabile violazione del politicamente corretto. No, è vietato “discriminare”: i profughi cristiani non devono essere favoriti rispetto ai profughi musulmani; lasciati insieme a loro  a soffrire dei loro angherie, soprusi e terrore –  – che il politicamente corretto impone di  non vedere.   Figurarsi  una discriminazione basata “sul colore della pelle”!   Perché per le giornaliste del Tg3  – e papa Francé – i  negri si distinguono da noi “solo per il colore della pelle”.

Il che dovrebbe suggerire serie riflessioni sul contributo del politicamente corretto  nella  distruzione di preziose conoscenze che l’Europa aveva, e che forse ha ancora – confinate in qualche cattedra universitaria, come  “specializzazione” buona per una laurea,  ma senza riflessi nella cultura generale corrente – men che meno nella realistica cultura politica che dovrebbe ispirare i governanti. O  magari è il contrario? Il politicamente corretto ha potuto assumere la dittatura totalitarie sulle menti  europoidi, perché esse sono diventate estranee alla grande cultura europea?

Ciò che ha fatto l’Europa grande ed unica, che l’ha distinta dall’Asia e dagli amerindi, è una cosa precisa: la passione di conoscenza. E questo da tre millenni, da quando  certi greci si interrogarono sulla “natura delle cose” e  fecero ipotesi sul loro “fondamento ultimo” : Talete di Mileto ipotizzò fosse l’acqua,  Pitagora il  numero,  Parmenide l’Essere  unico e ingenerato.  Se sbagliassero o no, non importa: importa  che si facevano domande sul “reale”, non davano le loro ipotesi per “credenze di fede”; non obbligavano a crederci: discutevano.  Così è stato fino a ieri.

L’Europa d’oggi non è più  quella. E’ piena di divieti di discutere e di far domande : in ciò consiste il politicamente corretto. La stupidità imprevidente, l’ignoranza, l’incapacità di dedurre dalle cause gli effetti,  ha oggi il dominio delle menti. L’Europa in mano ai volontari, papi-Francesco e Boldrini,  ha  rigettato se stessa.   Ha rifiutato le idee, il pensiero, e perché è indiscreto e può offendere i negri (o gli invertiti e i trans).

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