Nel baraccone Italia rimpiango le “baracche” dei Borbone

Mi chiedo sempre più spesso perché la nostra nazione napoletana libera e indipendente abbia dovuto smettere di esistere; perché la nostra naturale evoluzione come popolo abbia dovuto subire una innaturale e violenta interruzione che ha distorto e avvilito il nostro destino e la nostra dignità; perché il governo di una dinastia legittima capace di assicurare a quella nazione un grandissimo potenziale di sviluppo e un ruolo nella storia di primaria importanza abbia dovuto essere usurpata e divisa dal suo popolo.

I Borbone di Napoli furono i primi in Europa a varare un piano nazionale di edilizia antisismica, dopo che nel 1783 un terremoto devastò la Calabria. Una tecnica di costruzione antichissima, che gli scavi di Pompei ed Ercolano avevano portato all’attenzione degli ingegneri del Regno, fu messa a punto e impiegata per la ricostruzione calabrese. Molti degli edifici costruiti resistettero perfino al terrificante terremoto di Messina del 1908. Si trattava della tecnica della costruzione “baraccata”, che grazie ad una struttura in legno elastica e leggera permetteva di contenere efficacemente la parte muraria degli edifici, rendendoli molto resistenti anche alle scosse più pesanti. Una tecnica che oggi si torna a studiare e a considerare una possibile soluzione al rischio sismico che incombe costante sull’ Italia.

Case baraccate che non produssero baraccati, come hanno fatto sistematicamente i terremoti che hanno colpito la “civilissima” Italia unita, nazione sciatta, inconsistente, irresponsabile che si è dimostrata ancora nel 2016 del tutto incapace di fronteggiare il rischio sismico e di mettere in atto una seria politica di bonifica e consolidamento del suo patrimonio edilizio civile e artistico. Un paese ormai terra di nessuno sul quale chiunque può lanciare l’ arrembaggio e avanzare pretese, un baraccone cadente ridotto a pezzi da profittatori e sciacalli di ogni città anche quando la terra non trema, un paese senza più prospettive, senza una identità che non sia fatta di retorica, anche di fronte alle bare delle sue vittime, ma che ancora pretende di di imporci non si sa più quale presunto primato morale e civile, un paese barbaro rispetto al quale fummo, siamo e saremo sempre disfunzionali, inadatti, inintegrabili perché il corpo che ci ha inglobati non ci ha accolti, ci ha assaliti e divorati. Disfunzionali e quindi “inutili” graviamo come un macigno sulla sua cattiva coscienza, alla quale con le nostre malefatte non concediamo un attimo di pace. Fummo, siamo e saremo la vostra spina nel fianco, fino al giorno in cui in qualche modo, se Dio lo vorrà, saremo di nuovo liberi.

Per saperne di più sulle costruzioni baraccate antisismiche dei Borbone si può leggere questa pagina dalle news del CNR, questo articolo da www.bollettinoingegneri.it , questo dalla rivista Bioarchitettura e quest’altro da Il Fatto Quotidiano

Piante e sezioni di Vincenzo Ferraresi in “La casa-tipo. Proposte tecniche”, 1783. Tratto da “Istoria e teoria de’Tremuoti In generale ed in particolare di quelli della Calabria e di Messina avvenuti nel 1783 di Giovanni Vivenzio, cavaliere dell’Ordine Regale e Militare Costantiniano di S. Giorgio”, Stamperia Reale di Napoli, 1788

Piante e sezioni di Vincenzo Ferraresi in “La casa-tipo. Proposte tecniche”, 1783. Tratto da “Istoria e teoria de’Tremuoti In generale ed in particolare di quelli della Calabria e di Messina avvenuti nel 1783 di Giovanni Vivenzio, cavaliere dell’Ordine Regale e Militare Costantiniano di S. Giorgio”, Stamperia Reale di Napoli, 1788