Sulla pelle di Leopardi

La verità è che da tempo la parte peggiore del paese ha preso il controllo. Trattasi di quella razza perniciosa di provincialotti italioti smaniosi di sentirsi cosmopoliti, emancipati, di larghe vedute. Il borghesuccio provinciale che si atteggia ad anticonformista, esterofilo ed esotista, ecco da chi provengono molti dei nostri mali presenti e futuri, da una schiera di complessati che hanno fatto le scuole alte e qualche viaggio e credono perciò di essersi emendati dalla piccineria mischiata per secoli all’acido desossiribonucleico de muorte ‘e chi ll’è stramuorte. Il rintrono dei bonghi nell’isola pedonale ancora offre loro l’emozione di sentirsi finalmente parte di questo vasto e misterioso mondo. Si credono tanti Leopardi, ostentando ennui e disprezzo del paesello ma sotto sotto, sovente, nutrono ambizioni da gattopardo ben mascherate da civiche virtù e solidale spirito associazionista. Costoro praticano la forma più idiota e subdola di razzismo, ossia il mito del buon selvaggio per il quale ritengono che chiunque provenga da un villaggio di capanne o sia possessore di un fototipo da 4 a 6 deve essere necessariamente buono e innocente e degno della loro illuminata benevolenza. E’ il provincialismo il male invincibile di una entità geografica nota come Italia mai divenuta nazione e rimasta aggregato molliccio di paesi e paesoni, ma il borghesuccio provinciale si rallegra, pensando che più buoni selvaggi arrivano, più il natio borgo selvaggio assomiglierà ad una metropoli globale. Il provincialotto naufrago nel Gran Mare della Banalità pensa che l’arrivo di un po’ di Venerdì potrà redimerlo dal suo sabato del villaggio. Basta che il buon selvaggio non prenda dimora troppo vicino alle sue finestre, come ha ben dimostrato quanto avvenuto nel borgo selvaggio infestato da provincialotti italioti che ha nome Capalbio.

523461824

Buoni selvaggi danzanti in pelle di Leopardi