Bollettino di guerra

Fermo, un immigrato clandestino senza documenti trova la morte nel corso di una rissa alla quale, stando alle ormai numerose testimonianze, egli stesso ha dato inizio brandendo un cartello stradale, sia pure in reazione ad insulti razzisti rivolti alla sua compagna. Lo sventurato assurge immediatamente al rango di eroe nazionale, con tanto di lutto cittadino e funerali che si possono definire di stato, visto che vi presenzierà la terza carica dello Stato, il presidente della Camera dei Deputati. Il tutto sotto la sapiente regia di preti cattolici che col Cattolicesimo hanno ben poco da spartire ma si spartiscono assai volentieri le ricche prebende che l’accoglienza selvaggia di cui sono tra i primi artefici assicura loro e che sono sempre in prima fila, certo, di fianco al potere e davanti alla telecamere.

Dacca, nove italiani massacrati da un commando musulmano, tutti e nove impegnati nel fare imprenditoria in Bangladesh e nel dare lavoro nel settore tessile in special modo a donne e ragazze, offrendo loro così la possibilità di emanciparsi in una nazione in cui le donne sono spesso solo misera merce in una tratta abominevole che le usa nella prostituzione e nei lavori forzati; nove cittadini di ogni zona d’Italia che hanno trovato in quanto cristiani una fine terribile per mano islamica, a cui solo le autorità del Bangladesh hanno reso omaggi di Stato e che appena sbarcati a Ciampino sono stati frettolosamente sbolognati verso le città di origine, dove al massimo li attendevano i rispettivi sindaci.

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Napoli, della quale molte zone sono state affittate in uso esclusivo da parte del reuccio per burla Giggino II, succeduto a se stesso, a due stilisti gay nemmeno originari della città che per imperscrutabili motivi hanno deciso di festeggiarvi il loro trentennale di carriera. E fummo così dolcemente gabbati, visto che una colossale figura di merda ci fu spacciata come montagna di ghiotta cioccolata. Il sindaco del rione Vanità, o meglio rione Vanity Fair, visto che egli ritiene tutto ciò una favolosa ribalta internazionale per Napoli, ha consentito che il centro storico fosse accessibile a malapena ai residenti, varie altre zone interdette e i bagni di Posillipo destinati al nugolo vippesco convocato dai due anfitrioni a casa d’altri. Dice: hanno finanziato restauri in città, rispondo: chissenefotte. Feste, farina e fogna: feste che impazzano, farina per le pizze a tonnellate, e la fogna fetida di blasfemia in cui inabissare, con la vergognosa complicità della autorità religiose cittadine, il senso del sacro e il rispetto per i simboli religiosi partenopei, in primis il patrono. Una delle chiese più importanti del centro storico usata come catwalk per una oscena sfilata di costumi carnevaleschi, in cui una modella indossa un abito scosciatissimo a imitazione del busto di San Gennaro e un’altra con un copricapo la cui forma ricorda la teca delle ampolle del sangue miracoloso. Blasfemia da Gay Pride, in cui non è raro vedere checche scatenate camuffate con abiti religiosi, o blasfemia filobergogliana, con l’esaltazione del nuovo modello di femminilità transgender-trascendente, ossia la diaconessa in carriera?

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In tutti i casi è un bollettino di guerra. E’ la guerra sporca che ci hanno stanno facendo traditori collaborazionisti e ruffiani, chissà già a libro paga di chi, i traditori che arriverebbero, ormai ne sono certa, a prenderci casa per casa e a consegnarci a quelli che già sono i nuovi padroni del paese e che continuano giorno dopo giorno a sbarcare a migliaia, e che hanno sempre e comunque ragione, anche quando dalla ragione passano per loro scelta al torto. E’ la guerra senza quartiere dichiarata alla nostra Santa Fede, che chiunque può sentirsi autorizzato a deridere e umiliare, visto che il primo a farlo è colui che dovrebbe per primo difenderla ed esaltarla.

E’ guerra, ormai, prendiamone atto. E dobbiamo essere pronti a difenderci e malgrado questo, forse, a soccombere, ma mai, mai, mai, ci piegheremo. Mai.

Non nobis Domine, sed nomini tuo da gloriam. Amen