L’ Isis che voglio a Pompei

Massimo Osanna, che dirige la Soprintendenza per Pompei, ritiene che tra i migranti vi siano centinaia di profughi laureati che sarebbe opportuno impiegare nei beni culturali, in primis proprio negli scavi archeologici della città ai piedi del Vesuvio. «Affidatemi i profughi, offrirò loro un lavoro», invoca Osanna. Vorrei sapere come mai ad Osanna non è mai venuto in mente di farsi affidare le centinaia e centinaia di laureati italiani in conservazione dei beni culturali, archeologia, storia dell’arte e altre materie umanistiche affini che negli ultimi anni si sono azzardati ad intraprendere questo tipo di studi. Molte centinaia di giovani allettati dalla costante promessa, mai realizzata dallo stato italiano, di veder potenziato un settore di importanza unica al mondo per quantità e qualità dei beni posseduti e nel quale avrebbero dovuto trovare facilmente  impiego, ma che restano invece lungamente disoccupati. Non dubito che giovani e valenti laureati sbarchino sulle nostre coste ma costoro provengono da contesti culturali che nulla hanno a che fare col nostro, per cui dubito assai che possano dare un contributo appassionato e davvero competente alla valorizzazione dei nostri beni culturali. Si dirà che Osanna vuole solo impiegarli come giardinieri e manutentori a costo zero ma se conosco, come ormai conosco, questo strano paese ben presto salterebbe fuori qualche associazione o partito a chiedere che vengano assunti a tempo pieno, anche in mansioni di livello più elevato, perché non sia mai che il giovane e brillante laureato immigrato si senta svalutato e male impiegato. C’è solo da sperare che tra i laureati musulmani che dovessero trovare collocazione a Pompei non vi sia più di qualche simpatizzante dello Stato Islamico che magari, incaricato di seminare piantine nei pressi del Lupanare o della Villa dei Misteri, potrebbe decidere di fare cosa gradita al Califfo picconando un po’ di quegli osceni affreschi che i cani infedeli vengono ad ammirare da ogni parte del mondo.

L’ unica Isis che voglio continuare a vedere a Pompei è la dea gentile e generosa che si adorava nel tempio a lei dedicato nella città. Dottor Osanna, faccia almeno un esamino di ammissione, un provetta di concorsuccio a quei giovani laureati immigrati, tanto perché abbiano un assaggio di quella spesso vana trafila che i loro colleghi italiani sono costretti a fare e per favore, chieda loro chi era, Isis, per noi a Pompei. C’è la forte probabilità che le rispondano che non si chiama Isis, bensì Daesh. E che la sua iniziativa a costo zero non sia affatto a rischio zero.

Io accolta da Iside a Canopo, Maestro Ellenico (attribuita a), I secolo d.C., Napoli, Museo Archeologico Nazionale (proveniente dal tempio di Iside di Pompei)