Botte da orbi per orbi, sordi e lobotomizzati: Cassius Klay vs Cassius Klay Disney, di Antonio Sabino

11-sweet-chocolate-ads.jpg

Lasciatemi esordire con una banalità. La vita è strana. Tra le tante stranezze piccole e grandi della vita mai mi sarei immaginato di dedicatore 3 post a Cassius Clay. Non mi interessano gli sport, non mi interessa la boxe, non ho visto film, biografie, biopic, biodocu riguardo Cassius Clay, ma alla fine ne devo parlare perché è un esempio splendido. Un esempio splendido di come la gente riponga in altre persone più di quello che si dovrebbe, ad usare un po’ di cervello, e come la stessa gente poi si perda tra grida, orgasmi e pianti.

Una caratteristica evidente della società contemporanea è di dare la patente del pensatore e della polena della nave mondiale a chiunque, il tutto perché la sovraesposizione televisiva, il cinema, i giornali ed i libri gonfiano a dismisura certe persone, o meglio, l’idea di certe persone fino a confondere definitivamente i ruoli ed i reali pensieri. Si diceva che non c’è da biasimare Benigni, Benigni fa il suo mestiere, vi farà ridere o meno ridere, lo troverete servile, ma da buffo questo è quello che deve e può fare. Siete voi che avete accettato di investirlo del ruolo di vate di una Nazione, siete voi che avete seguito con i labbroni aperti le sue distruzioni di Dante, le sue fesserie storiche sulla Costituzione e l’Unità, siete voi che avete invocato un po’ ovunque la sua presenza nel mondo della scuola, nelle antologie, nell’insegnamento. Poi, avendo lui espresso, con un rapido ribaltamento, il contrario di quello che in quel momento, secondo l’onda demagogica prevalente, vi pareva il giusto, santo e buono ecco che allora il Vate diventa Johnny Lecchino, scaricatore di Berlinguer, buffone di corte, servo, doppiogiochista… ma resta il fatto che i fessi siete voi, lui è un furbetto, magari non eccelso, ma resta uno che fa il suo mestiere.

reagan

A livello mondiale mo’ l’illusione Cassius Klay, in questi giorni l’avete dipinto come una sorta di santo (musulmano), un pensatore profondo, un uomo che ha visto il futuro, un esempio in ogni campo, Obama ha detto subito che grazie a lui l’America è migliore, peccato che nessuno ha fatto parlare Cassius Klay. Pare destino degli atleti afroamericani non potere raccontare la propria storia. Jesse Owen per anni ha ripetuto che la faccenda “Hitler indignato lascia lo stadio e manco lo salutò” è una palla, anzi, Hitler lo salutò e furono più gli americani a creargli problemi dato la situazione degli afroamericani in patria. Non è mai stato ascoltato, si è tentato di evitare che la storia raccontata dal protagonista non venisse fuori perché rompeva il quadro Disney del perfido tiranno furioso e del glorioso vincitore che viene disprezzato. Ora tocca a Cassius Klay, gioco forza una malattia terribile che lo ha praticamente menomato da decenni, a Cassius Klay vengono messi in bocca peana alla pacifica convivenza, ad una società mista, alla concessione di diritti per tutti e per tutto. Peccato che Cassius Klay secondo Cassius Klay pensava tutto l’opposto: matrimoni interrazziali da evitare, donne troppo libere da biasimare, bianco e nero pari son neppure per sogno e che dire dei troppi omosessuali per colpa dei bianchi?

E’ un match divino, Foreman rappresenta la cristianità, l’America, la bandiera. Non posso lasciarlo vincere. Rappresenta le costine di maiale (Muhammad Ali, 1974)

E così l’eroe dei diritti con i parametri attuali sarebbe biasimato come razzistissimo e magari pure indagato, espulso dal mondo della boxe (tanto per capire il clima nel quale si vive oramai). L’America migliore di Obama è, diciamolo pure, in gran parte esattamente l’estremo opposto dei desiderata di Cassius Klay. E allora di chi è la colpa? Del pugile campione o dei beoti che, prima e ora, lo hanno eletto a mentore delle loro paturnie esistenziali e del loro politicamente corretto declinato alla ennesima impotenza? Chi si merita i cazzotti in testa, Cassius Klay che dice quello che pensa e punto o voi che volete fargli dire quello che vi pare perché dovete ritrovarvi nel vostro idolo? Eppure era tanto semplice esaltare un campione per i risultati, e lasciare perdere fesserie di discorsi sul modello degli ideali e i diritti e le libertà, ma vi siete voluti far riconoscere, voi ed il vostro Cassius Klay Disney che sarebbe stato suonato di brutto dal Cassius Klay reale e messo K.O. al primo round.

L’intervista di Parkison (l’intervistatore aveva questo cognome poi rivelatosi, per un curioso gioco del destino, la condanna a vita del pugile) e quella di Frost mostrano quello che pensava Klay e mostra pure quello che è un oramai consolidato gioco suicida del cosiddetto occidente, ovvero attribuirsi colpe per ogni cosa, dire che la società ha imposto questo e quello ma noi, figli pentiti e derelitti, sfideremo il mostro e porteremo la luce. Questa tendenza al flagellarsi, ben più ridicola e da psicanalisi di quanto si voglia dire dei flagellatori per religione, è oramai diffusa ovunque, non solo tra la classe medio borghese statunitense e i radical chic.

wolfe_radical_chic_468w

Oramai è tutto un fiorire di scuse, non a caso i papi, sbagliando clamorosamente, negli ultimi decenni passano più il tempo a porgere scuse che a  diffondere la religione, non a caso il mondo occidentale soffre del complesso del colonialismo e per chiedere scusa (ma allo stesso tempo inventarsi neocolonialismi sotto traccia, ben più distruttivi e spaventosi) si genuflette sacrificando la propria popolazione, ma i capi restano sempre in sella. Questo chiedere scusa è evidente in Parkinson, lui cerca di far cambiare idea a Klay e Klay tranquillamente para i colpi e risponde, picchia duro, mette in ginocchio Parkinson e tutti i minchioni che ora ne piangono l’altarino che loro stessi, i politici e i parassiti attorno a Klay, hanno edificato e decorato. Questo accade ancora oggi, più ci si inginocchia e si chiede scusa, si inventano protezioni per censurare la parola ed il pensiero, più da un’altra parte ci sarà chi picchierà duro, spaccherà musi, farà saltare denti e non c’è rivincita: quando sei a terra sei a terra.