Non abbiamo visto, e crediamo. Forse non lo vedremo, ma noi crediamo.

dal sito di Maurizio Blondet http://www.maurizioblondet.it/

“Che la civiltà occidentale sia giunta al suo capolinea  epocale – o nel suo vicolo cieco –   è sensazione comune anche (spero per loro) fra gli atei:  crisi terminale del capitalismo che non sa come uscirne avendo consumato tutta la valigia dei trucchi, degrado morale e dissociazione sociale, consunzione dell’individualismo edonista in nichilismo e voglia di morte. Le nuove “conquiste” e i “diritti”   per cui si battono gli ultimi  progressisti non hanno  la forza di ottimismo delle vecchie “magnifiche sorti e progressive” della grandi loro ideologie:  sono conquiste mortuarie e funebri, l’aborto, l’eutanasia, i “matrimoni” spettrali fra funerei invertiti…

Ci arrivano (forse) anche loro, le masse atomizzate e  ormai disorientate di desideranti, consumatori insaziabili di prodotti-standard e i loro “dirigenti” e  psico-poliziotti del progressismo. Ciò che rigettano con furia, con rabbia pazza ( e perciò sospetta: hanno terrore) è la diagnosi che Buchanan enuncia con tanta franca semplicità: la nostra civiltà è al capolinea perché ha rifiutato la fede.  Quella cristiana, specificamente. L’odio irrazionale, sbavante, che il progressismo radicale vigente  tributa a Vladimir Putin è il presentimento che la salvezza della civiltà richieda una “rettificazione”, l’adesione a un codice morale quotidiano, a dogmi esigenti fondati nella storia del popolo, la rinuncia all’ edonismo microscopico e  pullulante; la fine della vacanza dell’edonismo dozzinale e  standard da cui  le masse atomizzate  europee si credono (son fatte credere) “liberate”, emancipate dai “dogmi e tabù”.

E’  comicamente sintomatica,  per contro, l’adorazione che i gestori intellettuali del progressismo terminale – da  Pannella a  Bertinotti, da Eugenio Scalfari all’ intero corpo dei giornalisti ‘de sinistra’  – tributano a “Francesco”,  come lo chiamano affettuosi: proprio mentre – con l’alta  gerarchia clericale  –  questo  è impegnato freneticamente a  diroccare l’edificio che ha creato la  civiltà, la moralità civile, la cultura, i nobili costumi (la Cavalleria)  oggi stracciati e calpestati, a smontare la Chiesa de-sacramentalizzandola, per farla diventare un’ausiliaria della religione generica adatta al governo unico mondiale – questi miscredenti smarriti, adoranti, aspettano da  ‘Francesco’ una via  d’uscita al capolinea in cui si sono  cacciati.  Son diventati clericali, ad ogni occasione citano le frasi di “Francesco”:  ovviamente le più anticristiane, tipo “chi sono io per giudicare?”.   Bevono da lui il loro nuovo catechismo, che li conferma nella “fede” laica.  Che buffo  e triste spettacolo.  Mortuario anche questo.

(…) Anche noi, che “crediamo” di aver fede, siamo feriti dalla temperie, dal Satana collettivo che infuria sull’ Occidente come leone ruggente.  Non basta riconoscere che ci vuole la fede cristiana per mantenere e ricostruire la civiltà; la fede, bisogna averla,  viverla. Lo facciamo davvero, noi che andiamo a Messa?   Le protezioni soprannaturali diroccate dalla Gerarchia traditrice, c’erano nella liturgia, ci lascia esposti al leone ruggente.   La nostra fede è davvero più che una briciola?

Molto recentemente un personaggio cattolico militante, di cui non vale  la pena di dire il nome, un co-fondatore di Alleanza Cattolica, un “tradizionalista”, ha annunciato all’ organizzazione di rinunciare a tutte le cariche perché – lasciata moglie e quattro figli –  a 61 anni  va’ vivere in USA con la sua amante.  A New York, la capitale del Tramonto, molto simbolico trasloco.

Dopo l’inevitabile ghigno maligno (era un mio avversario, ultra filo israeliano, frequentatore dell’universtà di Herzlya, ossia del Mossad…) mi sono chiesto: può capitare anche a me?  Quello si è svestito della sua “fede cattolica” come fosse un abito…che dico, un abito? Come fosse una maschera di carnevale, un naso finto di cartapesta applicato sul volto con l’elastico,  di cui s’è liberato   senza difficoltà alcuna  per andare a inseguire un po’ di sesso, un piacere di cui doveva pur sapere – pieno com’è di dottrina – che  inganna e non dura, di cui si pentirà presto.  Il suo vero volto era dunque questo, l’edonismo dozzinale e standard; e la fede in Cristo, solo  il suo costume carnevalesco,  il suo naso di cartapesta.

Anche la mia – la mia personale – è forse un naso di cartapesta. E’ posticcia e superficiale  come un costume di carnevale. Lo so. Sono anch’io della generazione infettata. Mi guardi la Vergine santa, perché posso fare lo stesso, e anche peggio. Io credo – anzi- so – che questa generazione  che s’è emancipata farà  la fine di tutte le civiltà che si “liberarono”: sarà spazzata via dal mondo, perché ne è diventata un peso inutile. So  –  più che credere so – che l’uomo è fatto per servire Dio, e quando cessa,  viene sostituito. La Chiesa è diroccata e senza rifugio, siamo rimasti quattro gatti e la nostra fede non è minimamente sufficiente per affrontare i tempi, la crisi epocale e il Leone ruggente.

Però, posso testimoniare una cosa. Verissima. In questi tempi, con “questa”  Chiesa  in dissoluzione, con un cattolicesimo che ha rinunciato alla missione e preti che insegnano la “pastorale ecumenica”  – ci son giovani che vengono chiamati. Vengono scelti ad uno ad uno, ricevono chiamate attraverso incontri e messaggi  che è impossibile raccontare – perché sono inequivocabilmente soprannaturali.  Ne ho conosciuto, nell’ultimo anno, almeno tre. Erano giovani perduti,  immischiati nei piaceri standard; giovani a cui nessuno ha mai parlato della fede (salvo un vecchia nonna) specificamente cattolica. Eppure,  dopo aver risposto alla chiamata, all ’incontro con ua persona mai più incontrata, essi riscoprono tutto: intendo tutto il cattolicesimo. Tradizionale, tomistico, liturgico e gregoriano,  quello abbandonato dalla Chiesa gerarchica.  Sono cattolici integrali. Uno di questi chiamati  m’è venuto a trovare qualche settimana fa, adesso, sposato e con figli, insegna (insegna!)  Tommaso d’Aquino, la  philosphia perennis, in una università spagnola: con santa faccia tosta e vera dottrina. La dottrina che chi l’ha chiamato gli deve aver insegnato.  Io ho un briciolino di fede, che non resisterà alla persecuzione. Ma vedo che Cristo sta chiamando uno per uno quelli che la ricostruiranno, in un futuro molto prossimo che io non vedrò;  sta  arruolando i commandos,  i martiri gloriosi, gli eroi virili – e qualche amazzone ferocissima –  dell’ultima battaglia.

Quindi, sono sereno. Ci sarà una civiltà, anche nel domani che non vedrò, dopo la catastrofe. I cristiani saranno forti allora.  Ci sarà un impero cristiano, come dicono alcune profezie – non una repubblica.  Un impero santo.  Non  una democrazia.”

Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat!

 

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