Paolo Isotta: “Alfano e Sepe non tocchino il tesoro di San Gennaro”

Pubblicato il 7 marzo 2016 da Paolo Isotta*

san gennaro-9-2San Gennaro esiste da sempre giacché nei disegni della Provvidenza ab aeterno il potentissimo intercessore e salvifico consolatore doveva proteggere Napoli, i suoi devoti e tutti coloro che gl’indirizzano preci. Io sono una testimonianza perfetta di quanto la sua protezione sia efficace, giacché debbo a lui una vita straordinariamente fortunata e persino felice. Il miracolo dello scioglimento del sangue è di continuo contestato dai positivisti ma torna ogni volta con prepotente attualità. Solo chi abbia assistito da vicino al gonfiarsi di quella polvere nera, al suo rendersi una sorta di emulsione divenuta color ruggine, poi un liquido ribollente rosso vivo, può comprendere che non tutto la ragione spiega. Divenire adepti di San Gennaro non è possibile per propria elezione; occorre che il Santo elegga. Ma San Gennaro soccorre a tutti ed è infinitamente paziente.

Lo è tanto da tollerare, oltre un popolo che in parte s’è trasformato in un sottoproletariato senza identità che crede ai maghi televisivi, alle cartomanti, ai Testimoni di Geova, o non crede affatto, una Chiesa locale che non ha quasi mai fatto altro se non i suoi giuochi di potere e i suoi interessi economici. La Chiesa di Roma, a sua volta, non ha nominato negli ultimi decenni che figure scadenti, sul piano umano e culturale, a reggere la diocesi partenopea e anche a sovraintendere al culto del Santo. Voglio proprio vedere il Papa che cosa farà quando l’attuale presule, Crescenzio Sepe, dovrà andare in pensione: anche dalla prossima nomina si valuterà che cosa pensare di lui. Di Sepe e del suo passato di curiale basta ricordare le cronache, anche giudiziarie: quale segretario del Giubileo e prefetto della congregazione De propaganda Fide.

Paolo Isotta con il fedele cane "Ciampini"

Il Papa può tuttavia subito intervenire. S’è creata una collusione di pessimi fra Sepe e il ministro Alfano. Costui, con un decreto fatto per compiacergli, vuole realizzare un disegno da sempre nel cuore della Curia napoletana. Il culto del Santo venne istituito nella attuale forma nel 1527 e dal 1601 una Deputazione, composta di membri della nobiltà (gli antichi Sedili) e del popolo, regge il Tesoro, con continue conferme di Bolle pontificie. Essa, per una norma che risale (1811) a Gioacchino Murat in quanto sovrano, è presieduta dal Sindaco di Napoli. Dunque il culto di San Gennaro è innanzitutto istituzione laica. Antonio Bassolino fu il primo caso (e di lì incominciò la nostra amicizia, basata anche su molto altro) di un comunista devoto al Sangue. Or la laicità del culto sta per scomparire. La Curia vorrebbe esser arbitra anche della Deputazione e il suo disegno sta per compiersi col decreto di Alfano che di questa dissolve l’autonomia.

La ignobile commistione di potere statuale e potere religioso è la reiterata, costante e ormai intollerabile violazione del Vangelo. Cristo non solo dice Date a Cesare quel ch’è di Cesare ma per tutta la vita lotta contro il monopolio del Sacro da parte della casta sacerdotale. La coppia di sepolcri imbiancati Alfano-Sepe mira a consolidare il potere, soprattutto economico, sul Sacro.

Ma a Napoli le reazioni crescenti attraversano gli strati sociali e gli schieramenti politici. Oggi c’ è stata una protesta silenziosa e nutrita di nobili, borghesia, popolo, di fronte alla Cattedrale, ove ha sede la cappella del Tesoro e sono custodite le ampolle col Sangue. La pazienza del Santo ha pur essa i suoi limiti. Che il governo debba reggersi sui voti di Alfano e che costui, prima della dissoluzione elettorale, possa fare, senza con ciò riuscire a evitarla, tutto quanto gli conviene, non può piacergli, come non gli piace la faccia di Sepe. Noi cattolici continuiamo a credere, sovente a onta della Chiesa…

Se io fossi Alfano non sarei tranquillo. Dice un proverbio antico: San Gennaro è llungariello ma nnun è scurdariello! , ossia “San Gennaro è lento nel muoversi ma non dimentica nulla!” Ciò vale tanto nel concedere grazie quanto nel punire….

*da Il Fatto Quotidiano, 6 marzo 2016

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