Devoto decreto

L’intreccio di interessi dietro il decreto Alfano, che di fatto deruba la Deputazione del Tesoro di San Gennaro della gestione laicale del tesoro stesso e con essa la città di Napoli della sua secolare proprietà su gioielli e arredi sacri di inestimabile valore, non richiede particolare acume politico o doti da sensitivo per essere compreso. Come diciamo da queste parti nun ce vo’ ‘a zingara pe’ addivina’. Partiamo da una considerazione molto semplice: l’emanazione di un decreto ministeriale si basa su criteri di necessità e di urgenza. Quale necessità e quale urgenza hanno spinto Alfano a occuparsi del Tesoro di San Gennaro?

Alfano, ministro degli interni alle prese con l’emergenza clandestini, che rimane tale anche se da qualche tempo è occultata dai media; alle prese con un rischio terrorismo perennemente incombente; alle prese negli stessi giorni del decreto con il dramma degli ostaggi italiani in Libia il cui esito sanguinoso purtroppo conosciamo; alle prese più o meno nello stesso periodo con una equilibristica trattativa politica sulle unioni civili; alle prese con i la criminalità più o meno organizzata che infesta il paese, alle prese insomma con questi chiari di luna quali ineludibili necessità e urgenza ha ravvisato, codesto ministro, nella decisione di intervenire sulla gestione del Tesoro di San Gennaro? E’ abbastanza logico supporre che Alfano avverta la necessità e l’urgenza di cercare sostegno nella Chiesa per la sua compaginetta politica, prevedendo forse un prossimo afflosciarsi del giglio renziano. Temendo di faticare a raccattare un po’ di voti e poltrone qualora si andasse ad elezioni, considerata l’inconsistenza politica del suo partiticchio e il disgusto che il suo trasformismo ha suscitato, deve aver ravvisato la necessità e l’urgenza di pararsi il copripoltrona offrendo ai preti, in cambio del loro appoggio, un tesoro che per valore e bellezza supera quello della corona britannica e gli ori degli zar, un tesoro su cui la Curia e la Chiesa avevano più volte cercato di mettere le grinfie senza mai riuscirvi.

La decretite urgente in materia di sacro si è palesata in Alfano in almeno un’altro caso: il trasferimento ad Agrigento, sua città natale, del Salvator Mundi di Gian Lorenzo Bernini, in occasione della Sagra del Mandorlo in Fiore, un provvedimento certo gradito alla chiesa locale, che non ha fatto mancare la sua benedizione. Il trasferimento della scultura da Roma in Sicilia è stato sconsigliato da esperti perché l’opera è ritenuta troppo delicata per viaggiare, ma Alfano, solo perché il ministero dell’ Interno sovrintende il Fondo Edifici di Culto, ritiene evidentemente di poter disporre a sua discrezione del patrimonio artistico sacro nazionale.

Penso che Bergoglio non guardi con sfavore alla pastetta del Tesono napoletano, e ne sono convinta perché di certo non gradisce il tipo di culto riservato a San Gennaro. Un culto che ha in un miracolo il suo fulcro e che trova il suo alimento, oltre che nella fede, in un sentimento identitario che lo vede indissolubilmente legato alla città, espressione di un cattolicesimo popolare e tradizionale, barocco e controriformista, qualcosa che mal si presta ad assecondare la visione del Cattolicesimo globalizzata, desacralizzata, sempre più sincretica, anti-tradizionale e in sostanza anti-cattolica di Bergoglio. Indebolire la Deputazione e la sua autonomia significa senza dubbio indebolire un simbolo tenace di continuità con il passato, con riti e tradizioni secolari e con la millenaria Tradizione del Cattolicesimo originale.

Non so perché il sangue di Gennaro si sarebbe sciolto a metà nelle mani di Bergoglio durante la visita a Napoli dello scorso anno, più difficile in questo caso comprenderne la necessità e l’urgenza, ma non è scritto da nessuna parte che questo debba essere per forza un buon segno. Anzi, è tutto da dimostrare. Non posso definirmi una esperta del miracolo e non vorrei fare affermazioni avventate in materia, ma faccio gran fatica a trovare traccia di precedenti scioglimenti parziali del sangue interpretabili in modo univoco e necessariamente favorevole. San Gennaro ha parlato, ma è stato compreso?

Il devoto ministro intento a votarsi a qualche santo. Magari a San Voto.

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