San Genna’, mò nun ce ne putimmo proprio fottere.

Il Tesoro di San Gennaro, la Cappella del Tesoro nel Duomo di Napoli e il Culto del Santo appartengono alla Città e al Popolo di Napoli. La Deputazione di San Gennaro, formata solo da laici, agisce per conto dei Napoletani e a loro nome protegge e assicura dal 1527 la trasmissione di questi beni di incommensurabile valore. La Deputazione discende direttamente dai Sedili cittadini, detti anche Eletti, il consiglio di cinque rappresentanti dei nobili più il sesto, rappresentante il popolo, che dal XIII al XIX secolo svolse funzioni amministrative. L’autonomia dalla Curia della Deputazione come istituzione laicale venne riconosciuta per decreto pontificale poco dopo la sua fondazione. L’ultimo pontefice a ribadire questa condizione di indipendenza è stato Pio XI, con una sua bolla del 1927, che sottolineava come le particolarità della Deputazione non provengono «alla Città di Napoli da un privilegio Apostolico, ma da una fondazione e dotazione laicale sorta con i beni patrimoniali e di esclusiva provenienza laicale».Oggi, nel tempo senza pace e senza bene dello pseudo-Francesco si assiste ad un intollerabile attacco a questa istituzione, simbolo di una vicenda religiosa e storica unica al mondo, che ha garantito l’integrità dell’immenso tesoro del Santo, la trasmissione delle tradizioni legate al culto di Gennaro e il sentimento del rapporto fortissimo tra il Patrono e la sua città. La Curia, guidata dall’algido immobiliarista Crescenzio Sepe, con l’aiuto dello scherano politico Angelino Alfano cerca di mettere le mani su qualcosa che non le è mai appartenuto: le due chiavi del Tesoro di San Gennaro sono infatti rispettivamente custodite dal sindaco della Città, che dall’epoca di Murat presiede la Deputazione, e dalla Curia, e il cardinale può varcare la soglia della Cappella del Tesoro perché invitato dal Sindaco, visto che essa non appartiene alla Curia. Ora, con un atto d’imperio il decreto del ministro dell’ Interno impone la presenza di rappresentanti della Curia nel Consiglio della Deputazione, riducendone notevolmente l’autonomia e la facoltà di patronato che essa esercita per conto dei napoletani sul Tesoro, sulla Cappella e sul Culto del Santo. Tocca ora al sindaco De Magistris schierarsi accanto alla Deputazione, facendo insieme ad esse decisa opposizione verso un provvedimento arrogante che manifesta l’inaccettabile ingerenza del governo in una situazione definita da secoli di consolidata tradizione e di norme sempre rispettate. Vedremo se ne avrà la tempra. Giggino il guascone finora si è mostrato alquanto cauto rispetto alla posizione da assumere, ma visto che intende ricandidarsi magari darsi da fare gli conviene pure.

“Ogni cardinale nuovo che viene a Napoli, per esempio, non ci può pensare che il sangue di San Gennaro lo teniamo noi, e fa cose di pazzi, telefona a Roma per fare sciogliere la Deputazione; perché se, per assurdo, quel giorno decidessimo di non fare uscire il sangue, il cardinale non potrebbe farci niente. Vuoi fare il miracolo di San Gennaro? Fattello tu, io il sangue non lo caccio! Da parte nostra cerchiamo di difenderci dal cardinale dicendo al sindaco: “Vedi che quello ti vuole fregare il posto, vuole mettere un monsignore al posto tuo!”. E tutto si ripete a ogni cardinale che viene, a maggior ragione se il sindaco è di sinistra. Ma se veramente mi metto a tuzzo col sindaco, col cardinale o col prefetto, che faccio, la guerra contro gli Stati Uniti? Bisogna mantenere un equilibrio. Forse nel Cinquecento e nel Seicento le famiglie della Deputazione avevano un certo potere, oggi ci farebbero una risata in faccia.”

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