Poverino o poverinoi? Ovvero “non dirò che l’avevo detto ma l’avevo detto.”

“Vi racconto tutte le bugie degli immigrati che chiedono asilo”

Un mediatore culturale che lavora per le commissioni che giudicano gli immigrati ci racconta come i richiedenti asilo s’inventino violenze e persecuzioni

– da Il Giornale, Gio 30/07/2015 – 15:43

“La maggior parte delle storie sono inventate, costruite”. Uchenna – nome di fantasia della fonte che chiede di rimanere anonima – fa l’interprete per i profughi che si presentano a fare domanda d’asilo. Per questo può dire davvero, e senza filtri ideologici, chi sono veramente gli immigrati che arrivano sulle nostre coste.

Essere mediatore culturale per la commissione territoriale, cioè quella che decide se e chi può ottenere lo status di rifugiati, permette infatti di toccare con mano le storie (vere o presunte) dei profughi. Quello che ne esce fuori è un’immagine ben diversa da quella del migrante bisognoso che viene disegnata dai media.

A giudicare i richiedenti asilo dovrebbero esserci quattro persone per ogni commissione: un rappresentate della prefettura, uno dell’Unhcr, un’altro del Comune e l’ultimo per la questura. “Ora rimangono solo in 1 o 2 a seguire l’intervista – dice Uchenna – perché ci sono diversi problemi di carattere organizzativo“. Da inizio anno arrivano talmente tante richieste che se fossero tutti presenti ad ogni colloquio non si finirebbe mai. Il sistema è praticamente al collasso: “Adesso riusciamo a fare 8 interviste al giorno, ma il ministero dell’Interno ha mandato una circolare per obbligarci a farne più di 12″. Ci riuscite? “Non proprio, ma dobbiamo: infatti la commissione non va in vacanza. Abbiamo il lavoro programmato fino al 2017″.

Questo significa che in alcuni casi i tempi di attesa per ottenere il parere della commissione possono essere estremamente lunghi. Intanto l’Italia ospita a spese proprie numerosi immigrati che poi non otterranno mai lo status si di rifugiato. E sono molti, moltissimi: “La maggioranza di quelli che dalla Nigeria stanno arrivando sulle coste italiane – afferma Uchenna – non fuggono certo da pericoli: sono in cerca di soldi e successo per poter tornare un giorno a casa e pavoneggiare la ricchezza raggiunta”.

Per farlo, quindi, molte volte s’inventano storie di sofferenze e persecuzioni che non hanno mai subito: “Mi capita spesso di sentir raccontare la stessa identica storia da diversi immigrati”.

Come si fa a capire se quello che raccontano è vero?

“Si basa quasi tutto sull’ultima domanda, quando viene chiesto il motivo per cui non si vuole tornare nel proprio paese. Spesso le risposte sono fantasiose: qualcuno dice di aver paura che una volta rientrato a casa il padre sia intenzionato ad ucciderlo. Capisce anche lei che per valutare situazioni simili ci sono ben pochi elementi”.

Quali risposte danno solitamente gli immigrati a questa domanda?

“Da qualche tempo molti nigeriani affermano di essere soggetti ad un malocchio: raccontano di una setta che sarebbe presente in Nigeria e che perseguita chi non entra a far parte dell’associazione”

Abbastanza fantasiosa…

“Mi capita di ascoltarne tante altre. E tutte che si ripetono”.

Quali?

“Le donne, per esempio, raccontano di essere state trascinate in case chiuse in Libia e sfruttate come prostitute. Tra gli uomini, invece, è tipica la storia dei problemi di eredità. Sarebbero scappati perché, una volta diventati orfani, un loro parente malvagio e più ricco starebbe provando ad impossessarsi del loro patrimonio. La storia suona così: ‘Lo zio mi ha denunciato per cose che non ho mai fatto, ma vista la sua posizione sociale è più potente di me. E per queso ho paura'”.

Sente davvero così spesso questi racconti?

“Assolutamente sì. E c’è molto di falso: prima di iniziare con la storia dello ‘zio cattivo’ narrano di essere figli unici e di non aver nessun familiare a casa. Ma è rarissimo che ci siano famiglie con un solo figlio: in Nigeria minimo si hanno tre fratelli”.

E queste ‘scuse’ vengono di solito accettate o rigettate dalla commissione?

“Come interprete non vengo a sapere se un intervistato ottiene o meno l’asilo. Ma durante l’intervista riesco a capire se si sta mentendo o se si dice la verità: le donne, ad esempio, estremizzano le storie di violenza sessuale, ma non è difficile comprendere se l’hanno subita davvero oppure no. Questo nonostante i profughi siano ben accorti nel documentarsi su quello che raccontano”.

Ad esempio?

“Senza citare nomi, alcune ragazze raccontano di essere lesbiche e qualcuno alla commissione ha anche portato un foglio stampato da internet di un articolo riguardante un evento di omofobia in Nigeria. Senza contare, poi, che sovente non appena si siedono all’interrogazione chiedono di cambiare la data di nascita”.

Perché?

“Provano a farsi passare per minorenni, così da ottenere senza problemi il diritto d’asilo. Questo comportamento dovrebbe far scattare più di un campanello d’allarme: è probabile che dietro quella persona non ci sia nessun passato di violenze o sofferenze. Durante l’intervista basta guardare il volto dei migranti per capire se hanno subito soprusi: si legge negli occhi se quello che raccontano lo hanno subito sulla loro pelle o se l’hanno preparato a tavolino”.

Non è assurdo che l’Italia debba sostenere i costi dell’accoglienza per sentirsi raccontare queste bugie?

“Se io facessi parte della commissione non saprei come reagire. Spesso suggerisco ai richiedenti asilo di dire la verità, ma loro alla fine mi chiedono: ‘Ho detto bene la storia?’. Quando sento queste cose capisco che quello che hanno raccontato è una sorta di favoletta imparata a memoria”.

Passiamo oltre. Come mai tutti quelli che arrivano sui barconi sono senza documenti?

“Chi approda in Italia dice di non averlo mai avuto o di averlo perso in Libia. In Nigeria falsificare documenti e cambiare più volte identità è una cosa normale. Fanno lo stesso durante il riconoscimento a Lampedusa”.

Come fa ad esserne certo?

“Prendo come esempio sempre la Nigeria: se hai un determinato nome o cognome si capisce se provieni dal Nord o dal Sud. Ci sono state persone che mi hanno detto di essere in fuga dalla lotta tra cristiani e mussulmani che c’è nel Nord del Paese. Poi però hanno un nome “meridionale”: mi fa pensare che ci sia di mezzo una menzogna. La maggior parte delle identità vengono inventate all’arrivo, questo rende praticamente impossibile verificare davvero la storia dell’immigrato”.

Quale tipologia di persone decide di intraprendere il “viaggio della speranza”?

“Partono i ragazzi che vogliono vedere l’Europa, giovani che hanno accumulato dei soldi e che hanno dei contatti per organizzare il viaggio. Tutto è studiato e ci sono persone qui in Italia che favoriscono questi flussi.

Non è vero che ad arrivare sono le persone indigenti, che ovviamente non hanno le risorse per affrontare un simile percorso. Salgono sui barconi quei giovani cui magari era stato rifiutato il visto ufficiale. Lo dice anche un mio collega: ‘Sveglia Uchenna, questi mentono tutti’”.

Perché vengono qui?

“I nigeriani sono persone appariscenti. Vengono in Europa con la speranza di arricchirsi e poi tornare a casa per costruirsi una bella casa, ostentando la propria ricchezza”.

Tra i migranti che arrivano in Italia ci sono anche persone pericolose?

“Piuttosto credo che lo diventino dopo. Una volta ottenuto il permesso di soggiorno, questi ragazzi pensano di trovare immediatamente lavoro. Ma l’Italia non è l’Eldorado, così vanno a finire nelle mani degli spacciatori di droga che spesso sono loro connazionali. I nigeriani in Italia gestiscono droga e prostituzione”.

Come si risolvono questi problemi?

“Da immigrato regolare dico che l’Italia è troppo debole. Il fatto che ci sia la possibilità di fare ricorso contro la decisione della commissione è assurdo. Nel frattempo, infatti, queste persone vivono nella clandestinità a spese dell’Italia. Bisogna rendere più dura le legge sull’immigrazione: nel momento in cui la domanda d’asilo è stata rigettata, gli immigrati devono essere rimandati immediatamente nel loro Paese. Più l’Italia continua ad essere poco chiara sul tema, più queste persone ne approfitteranno per partire dall’Africa anche se sanno benissimo di non aver nessuna possibilità di ottenere accoglienza. Ma in Italia vige la legge del ‘poverino’”.

Cos’è?

“Nelle commissioni si sente dire ad ogni racconto strapplacrime: ‘Poverino’. Eppure questi spesso non fanno che raccontare bugie”.

Quale inferno?

Da quale inferno si esce senza un’ombra di fuliggine addosso, puliti, ben rasati, coi capelli freschi di taglio, con berretto e occhiali da sole fashion?

profughi_tragedia_mare

Da quale inferno si scappa ben nutriti, tonici e baldanzosi, e in evidente stato generale di buona salute?

profughi-lampedusa

Da quale infernale recinto saranno mai evasi questi teneri agnelli indifesi con occhi lucenti da giaguaro?

Me lo chiedo, guardando le foto di certi sbarchi, di certi profughi.

foto dal web

Bergoglio e precipizio

Bergoglio tra coca, falce e martello

“Cristo? Crocifisso un’altra volta”

di Antonio Socci

Immerso nella babele carnevalesca delle piazze e dei regimi sudamericani, papa Bergoglio appare a suo agio e il suo personaggio, calato in quel clima, diventa più decifrabile.  La grottesca divinizzazione che ne hanno fatto in Ecuador, dove si vendevano souvenir che lo raffiguravano al posto di Cristo (ma l’adulazione e la papolatria dei media e delle sacrestie nostrane non è poi molto inferiore) ha fatto da cornice a discorsi che somigliano a comizi peronisti, con poco di soprannaturale.

Ieri poi, arrivato in Bolivia, Evo Morales, presidente socialista della Bolivia, ha accolto il “fratello Papa” dandogli in dono il simbolo della falce e martello su cui era raffigurato Cristo crocifisso. La stessa blasfema raffigurazione campeggiava pure sulla medaglia che ha messo al collo del papa argentino. L’episodio è scandaloso perché proprio sotto l’insegna della falce e martello e in nome di quello che essa rappresentava, nell’ultimo secolo, è stata perpetrata la più immane mattanza di cristiani della storia della Chiesa: le vittime si contano in molti milioni.

È quello il simbolo di un’ideologia anticristiana e addirittura anticristica che aveva come scopo esplicito la totale cancellazione di Dio dalla terra. E ha costruito un inferno planetario per riuscirci. Dunque regalare al papa una roba simile, oltraggiosa per i martiri cristiani e sacrilega in riferimento alla figura di Cristo, è inaccettabile. È sconcertante che papa Bergoglio abbia accettato l’omaggio senza obiettare, anzi sorridendo compiacente.  C’è chi sostiene che Morales è stato inopportuno e ha messo in difficoltà il papa, ma non pare proprio che le cose stiano così. Anzitutto mi sembra ovvio supporre che i cerimoniali siano concordati, quindi dubito che quel dono abbia colto di sorpresa il Vaticano (ove non vi fosse l’accordo preventivo ci sarebbe da preoccuparsi ancor di più perché vorrebbe dire che il papa è esposto all’affronto di qualunque demagogo).

L’orrore al collo – In secondo luogo è significativo che un capo di Stato, sia pure da socialismo surreale, come Morales, ritenga di regalare un simile orrore a papa Bergoglio e a nessuno invece sia venuto in mente di regalarlo a Giovanni Paolo II o a Benedetto XVI (per esempio durante i viaggi a Cuba). Evidentemente si è ritenuto che quell’oggetto – che di per sé potrebbe simboleggiare benissimo la teologia della liberazione e il cattocomunismo di ogni latitudine (con Cristo crocifisso come «metafora» dei poveri) – sarebbe stato gradito o apprezzato dal papa argentino.  Morales infatti non aveva l’atteggiamento del provocatore, ma dell’estimatore di Bergoglio, che ha lodato continuamente come “papa dei poveri”.

Infine, come ho detto, Bergoglio ha sorriso compiacente alla spiegazione dei simboli e ha portato al collo l’oscena raffigurazione. Avrebbe fatto lo stesso se gli fosse stato data in dono una ripugnante svastica con sopra rappresentato un «Cristo ariano»? Io credo (e spero) proprio di no. Dunque perché la “falce e martello” sì?  A chi scioccamente dovesse argomentare che il comunismo ormai è cosa passata va detto che anche la svastica è cosa del passato, ma nessuno vorrebbe portarla al collo. I crimini di comunismo e nazismo non si possono dimenticare. Ma soprattutto va fatto presente che sotto i regimi della «falce e martello» tuttora, nel presente, i cristiani sono perseguitati e massacrati e non si tratta di casi trascurabili dal momento che solo la Cina conta un miliardo e 300 milioni di abitanti. Mentre la Corea del Nord per ferocia è al livello della Cambogia di Pol Pot. Del resto tra i doni del socialista surreale Morales al papa ce n’è pure un altro, altrettanto imbarazzante. Quando Bergoglio è sceso dalla scaletta dell’aereo, Morales gli ha messo al collo la tradizionale chupsa, il contenitore per le foglie di coca che si usa nei paesi andini.

Il sito Dagospia, che ha il bernoccolo del trash, ha giustamente commentato: “Mancava solo la maglietta di Che Guevara e un ’bong’ di Bob Marley”. Ma il caso è tragicomico. Perché i paesi andini, Perù, Bolivia e Colombia, sono i maggiori produttori di coca nel mondo. E Morales, che è tuttora capo di un sindacato dei coltivatori di coca, ha fatto della legalizzazione della coca la sua principale battaglia politica internazionale. “Limes” iniziava così un articolo a lui dedicato: “’Viva la coca, morte agli yankee!’, ha gridato Evo Morales lunedì 14 gennaio (2013), festeggiando la vittoria ottenuta all’Onu, nella sua battaglia per la legalizzazione della coca”.

Le foglie di coca – Dunque c’era proprio bisogno che il papa portasse disinvoltamente al collo quell’emblematico contenitore? Non ha pensato che la sua figura veniva strumentalizzata da Morales per una battaglia del tutto discutibile, anzi esecrabile? Non è devastante degradare a tal punto la figura del papa? Sembra che Bergoglio non ami proprio esercitare la virtù della prudenza. Nei giorni scorsi aveva fatto scalpore la notizia, data dallo stesso governo boliviano, secondo cui il papa intendeva masticare foglie di coca arrivando in Bolivia.

Non si sa se l’abbia fatto, ma in ogni caso il Vescovo di Roma ha portato senza imbarazzi la chupsa che Morales gli ha messo al collo. Oltretutto fino al momento in cui scrivo non risulta che Bergoglio abbia tuonato contro il sistema economico di quei paesi che fanno della coltivazione della coca una delle principali fonti di reddito. Vedremo. C’è però da dubitare che lo faccia visto che finora ha fatto discorsi di apprezzamento del regime boliviano di Morales, affermando che la Bolivia è sulla strada giusta. Si legge testualmente su Repubblica: “Forte appoggio del papa appena giunto a La Paz al cammino di inclusione sociale della Bolivia… Forte sintonia e calore con il presidente Evo Morales”. In compenso Bergoglio ha tuonato contro chi costruisce muri (“Bisogna costruire ponti piuttosto che erigere muri”). Secondo alcuni osservatori ce l’aveva con Israele e con l’Ungheria (per le barriere con cui proteggono le proprie frontiere). Non avrebbe fatto meglio, in quel luogo, a tuonare contro chi coltiva e smercia coca?

Chiesa in abbandono – Con Bergoglio di sana prudenza ecclesiale non c’è traccia, di ardore per le scomode verità nemmeno. E – se è permessa una battuta – è la stessa fede cattolica che va in “fumo”. Il viaggio di Bergoglio in Sudamerica fa capire perché, proprio in quel continente un tempo cattolicissimo, la Chiesa, negli ultimi decenni, è in caduta libera, con un crollo statistico di appartenenza che non ha eguali al mondo. Dove i preti e i vescovi fanno i sindacalisti e i demagoghi, le persone non provano più nessuna attrattiva per la fede. Se i discorsi che fanno gli ecclesiastici somigliano a quelli di Evo Morales perché andare ancora in Chiesa? È per questo che, nei popoli di quel continente, la domanda religiosa e l’attrattiva del soprannaturale si è convogliata su altre forme di religiosità e tantissimi stanno abbandonando la Chiesa Cattolica.  Ora Bergoglio sta applicando la rovinosa ricetta, già sperimentata in America Latina, anche alla Chiesa universale. In modo da fare gli stessi disastri. Così lascerà un panorama di rovine fumanti, ma con tanti applausi da parte dei nemici di sempre della Chiesa, da parte dei vari Morales e dei coltivatori di coca.

Pinocchio ciucciariello, che studia ancora da dittatoriello, ha un idea assai precisa su come rendere buona la propria scuola: copiare dal primo della classe.

Regio Decreto 6 Maggio 1923 n° 1054, Riforma Gentile

Ordinamento della istruzione media e dei convitti nazionali – Gazzetta ufficiale 2 Giugno 1923 n° 129

Articolo 27: le supplenze ai posti di ruolo e gli incarichi di insegnamento di qualunque specie sono scelti e conferiti dal preside.

Firmato MUSSOLINI.

 

Liberty of Naples 1

La primavera è la stagione perfetta per una passeggiata tra i colori del Liberty napoletano che fiorisce tra il Vomero e Chiaia.

Palazzina Velardi, 1906, architetto Francesco De Simone, considerato il promo edificio liberty napoletano

Palazzina Velardi, 1906, architetto Francesco De Simone, è considerato il primo edificio liberty napoletano

Palazzina Velardi,  particolare, foto di Florian Castiglione

Palazzina Velardi, particolare, foto di Florian Castiglione

russo ermolli 2

Palazzina Russo Ermolli, 1915-1918, architetto Stanislao Sorrentino

Palazzina Russo Ermolli, particolare

Palazzina Russo Ermolli, particolare